5 anni di crescita dell’imprenditoria femminile in Piemonte (2004-2008)

Il quinquennio fra il 2004 ed il 2008 è stato un periodo di espansione per la partecipazione delle donne al lavoro ed all’imprenditorialità in Piemonte.

Dal 2004 al 2008 le piemontesi in possesso di un titolo di studio post diploma sono aumentate di circa 50mila unità, le occupate di 60mila.

 

Nello stesso arco di tempo le imprese femminili sono cresciute di 3.000 unità (+2,9%), arrivando a sfiorare la quota delle 111.500 unità. Imprese che si sono rafforzate in alcuni settori (come il turismo, i servizi alle imprese e alle persone) e affacciate su comparti non tradizionalmente presidiati dalle donne (il settore delle costruzioni registra un aumento – maggiore al 19% – delle imprese femminili iscritte).

 

 

Imprese femminili in Piemonte
L'evoluzione delle imprese femminili in Piemonte dal 2004 al 2008 (Numero di imprese in assoluto e relativo al totale). Elaborazioni Step Ricerche su Sistema Infocamere Stock View

 

Anche le lavoratrici straniere sono ormai una parte significativa del sistema produttivo: contano 64mila occupate (pari al più del 8% del totale), 12mila delle quali sono imprenditrici. Segnaliamo, infine, due eventi significativi: nel 2008 Emma Marcegaglia è divenuta la prima donna a raggiungere l’apice della più importante associazione datoriale nazionale (Confindustria); l’anno successivo (il 2009), al culmine della più grande crisi economica del secondo dopoguerra, Elinor Ostrom è stata la prima donna a ricevere il premio nobel per l’economia.

Bastano questi pochi cenni per tracciare i contorni di un fenomeno dinamico, in rilievo sullo sfondo di un’economia regionale e nazionale in stallo da prima dell’ultima crisi-economico finanziaria (2001).

 

In Piemonte come in Italia le donne partecipano sempre più numerose e qualificate al mondo del lavoro, condizione essenziale (così come indicato dalla Commissione Europea a Lisbona del 2000) per dotarsi di un’economia il più possibile competitiva in uno scenario ormai globalizzato. Inoltre sono ormai consolidate e ripetute le ricerche nazionali e internazionali (Adler nel 1998, Catalyst nel 2004, McKinsey nel 2007, Cerved nel 2009, …) che sottolineano l’importanza della presenza femminile non solo nelle imprese, ma nel management e nei consigli di amministrazione delle stesse.

 

Le donne hanno per natura e cultura approcci spesso differenti (e innovativi) rispetto a quelli tradizionali. Grazie a queste caratteristiche possono fornire un valore aggiunto nel affrontare e superare le sfide manageriali e imprenditoriali, sia in tempi di crescita, che di crisi economica.

 

Se la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è in ascesa, non si può al tempo stesso affermare che gli ultimi anni siano stati caratterizzati dall’appianamento di alcune disparità storiche o che le stesse scompariranno a breve grazie a processi ormai innescati e inarrestabili.

 

Le donne piemontesi sono il 43% degli occupati totali (all’appello ne mancano 290mila per raggiungere la quota maschile), hanno un tasso di occupazione del 57% (quello maschile è di 16 punti percentuali superiore) e il loro tasso di attività si ferma al 61% (contro il 76,5% maschile).

 

tasso di femminizzazione Piemonte 2009
Tasso di femminizzazione (incidenza delle donne) per diverse variabili dell'economia piemontese. Primo semestre del 2009. Elaborazioni Step Ricerche su dati ISTAT e Infocamere.

 

Anche quando le donne fanno parte del mondo produttivo le loro scelte e i loro percorsi di carriera denunciano la persistenza di ostacoli maggiori rispetto agli uomini. Su 100 contratti di lavoro a tempo parziale in Piemonte, ben 81 sono stipulati da donne.

 

Nonostante esse abbiano ormai superato in numero assoluto e relativo gli uomini per livello di titoli di studio e siano il 62% dei funzionari totali, non riescono ancora a spendere queste competenze, accedendo a cariche dirigenziali e ottenendo i giusti riconoscimenti retributivi. In Piemonte solo un dirigente su quattro è di sesso femminile, una proporzione “ferma” dalla fine degli anni Settanta. In Italia a parità di capacità e ruolo ricoperto, le donne percepiscono un salario inferiore dal 16% rispetto a quello dei colleghi maschi. Si segnalano quindi disparità tanto di matrice verticale che orizzontale.

Le occupate sono poi ancora concentrate in alcuni settori (servizi alle persone, turismo, agricoltura, commercio, …) e meno presenti in altri. Basti pensare che su 100 occupate, 79 sono impiegate nel terziario (contro il 50% degli uomini) e solamente 19 nell’industria (contro il 45% degli uomini). Le due restanti trovano lavoro nell’agricoltura.

 

Anche le imprese femminili piemontesi sebbene in crescita rimangono un quarto del totale ed hanno margini di crescita sia nel senso di una maggiore strutturazione (solo l’8% di loro è organizzata sotto forma di società di capitali) sia nella penetrazione di un più ampio spettro di comparti produttivi.

 

La scomposizione dei dati per età fornisce però indicazioni positive: nel 2008 su 100 laureati, 53 erano donne; i tassi di attività delle donne con età compresa fra i 25 ed i 44 anni sono già superiori all’80% e gli ultimi dati relativi alle assunzioni mostrano un’equivalenza fra le donne e gli uomini. Sono questi flussi destinati a incidere positivamente sul livello di stock, tanto da poter concludere che l’attivismo e il peso delle donne piemontesi è destinato a crescere nei prossimi anni.

 

Per approfondire questa tematica si vedano i rapporti dell’Osservatorio sull’Imprenditoria femminile finanziato dalla Regione Piemonte e redatto da Step Ricerche per Unioncamere Piemonte.

 

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