L’industria dell’auto Italiana nello scenario internazionale

Da circa dieci anni STEP realizza per la Camera di commercio di Torino l’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana. Negli ultimi anni questa pubblicazione (le cui ultime versioni sono scaricabili qui dal sito della Camera) ha ricevuto l’ulteriore contributo dell’ANFIA (l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica).

Grazie a quasi trecento interviste tramite questionario on line (maggio, 2011), un focus group con gli esperti del settore e l’analisi dei bilanci di circa 2.500 società di capitali operanti nel settore della fornitura automotive, l’Osservatorio ha potuto individuare e quantificare i risultati e tendenze della filiera nazionale.

 

Una filiera che produce in Italia, ma che opera in un contesto in cui il global sourcing delle case costruttrici ha allargato al Mondo intero il perimetro nel quale gli attori si confrontano e colgono opportunità. Osservando la curva della produzione storica relativa al prodotto auto, ci si rende conto di come queste opportunità siano, complessivamente, in espansione: dopo due ribassi consecutivi (nel 2008 e nel 2009), nel 2010 l’industria automotive è tornata a crescere (+26%) producendo 16milioni di autoveicoli in più rispetto al 2009. Il dato è stato positivo non solo per le industrie emergenti, ma anche per il nostro principale mercato di riferimento: l’Europa occidentale (+12,9%).

 

storico produzione auto pil mondiali
Figura 1 - L’andamento storico della produzione autoveicolare e del PIL mondiale a prezzi correnti (in milioni di unità di autoveicoli e in migliaia di miliardi di dollari). OICA e FMI

 

Una ripresa che la filiera nazionale ha dimostrato di saper intercettare, tornando a crescere  (+11,1% nel 2010 rispetto al 2009) e raggiungendo un  livello totale dei fatturati pari a 42,2 miliardi di euro (l’86% del ammontare pre-crisi), con un’occupazione di circa 169.000 addetti. Fra le regioni italiane spicca il Piemonte: le imprese che hanno sede legale qui (circa 900) vantano un fatturato pari a 22,8 miliardi e 90.000 addetti, con un recupero nel 2010 che è stato più deciso rispetto alla media nazionale (+16,4%).

 

Tabella fatturato filiera oss auto
Tabella 1 - La filiera della fornitura autoveicolare italiana 2010. Elaborazioni Step Ricerche su dati rilevati da interviste e bilanci

 

Accanto alla tenuta delle commesse destinate all’aftermarket, la ripresa è guidata dagli ordinativi riguardanti la produzione nazionale di veicoli commerciali e industriali e dalle esportazioni. Queste ultime sono il motore più importante: ben il 73% degli intervistati dichiara di dovere una parte del proprio fatturato a clienti all’estero. L’Istat quantifica il valore delle esportazioni italiane (2010) in 16,4 miliardi di euro, +25% sul 2009, con un recupero di circa l’88% rispetto al livello pre-crisi.

 

Sebbene i dati relativi agli scambi commerciali internazionali mostrino la formazione di tre o quattro grandi bacini continentali (Europa-Mediterraneo, Asia, America del Nord e del Sud) dove l’autoveicolo viene assemblato sempre più con prodotti acquistati all’interno del bacino stesso, i nostri componentisti eccellono anche nella fornitura ad alcuni mercati “lontani”.

 

Pensiamo ad esempio al Brasile, che con 3,6 milioni di autoveicoli immatricolati nel 2010 è ormai il quarto mercato del mondo (maggiore di quello tedesco), nonché la sesta industria per numero di autoveicoli prodotti (3,5 milioni). Qui i nostri componentisti sono cresciuti grazie al successo della testa della filiera nazionale (Fiat è leader di mercato sia per gli autoveicoli che per i veicoli commerciali), ma stanno guadagnando quote di mercato in autonomia, tanto che nel 2010 hanno esportato parti e sistemi per 667 milioni di euro, due terzi dei quali sono stati fatturati in Piemonte.

 

L’internazionalizzazione è poi sempre più strutturata, con aperture di stabilimenti, che coinvolgono i luoghi emergenti di produzione autoveicolare (India, Cina e Brasile), o accompagnano l’espansione del principale committente nazionale (America del Nord), senza trascurare i nuovi confini dell’Europa e del Mediterraneo: Repubblica Ceca, Romania, ma anche Tunisia e Marocco.

 

Nel 2010 la dipendenza della filiera dal Gruppo Fiat ha registrato un calo: su 100 euro fatturati in totale, 56 sono attribuibili a commesse (dirette o indirette) dell’azienda torinese (in Italia o all’estero), contro i 63,2 euro dell’anno precedente.

 

Grafico fattori competitivi auto 2011
Figura 2 – Le caratteristiche distintive del prodotto/servizio delle imprese rispetto ai loro concorrenti (percentuali sul totale dei 285 rispondenti. Consentite due risposte)- Elaborazioni Step Ricerche

 

 

I fattori che determinano il successo di parte della filiera, anche in periodi congiunturalmente difficili, sono numerosi: gli investimenti sulla qualità dei prodotti (fattore chiave per il 49% dei rispondenti), la flessibilità produttiva (il 41% dei rispondenti) e l’innovazione (per il 17% del campione).

 

Se la grandezza media delle imprese rimane medio-piccola (oltre il 70% delle imprese dell’universo analizzato sono micro o piccole imprese), cresce sensibilmente l’appartenenza a gruppi industriali (il 59% del campione è un’impresa a controllo individuale; il 7,3% ad azionariato diffuso; contro percentuali attorno al 75% registrate gli scorsi anni), anche per via di un sensibile incremento delle operazioni di M&A (il 17% del campione ne è stato coinvolto dal 2009).

 

Operazioni di M&A che hanno buona probabilità di aumentare ulteriormente nel biennio 2011 e 2012: un rispondente su quattro si dichiara interessato ad iniziative di fusione o acquisizione. Sembra infine invertita una qualche la tendenza centripeta dei nostri fornitori: la ricerca di collaborazioni non equity si allarga (solo un terzo dei rispondenti negli ultimi tre anni non ha lavorato su oggetti in comune con altre imprese), partendo da quelle con i clienti e fornitori ed arrivando alle università e centri di ricerca (il 15%).

 

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