Osservatorio sulla creazione di Start Up innovative in Piemonte 2011

Il Pil di oggi dipende dagli investimenti azzeccati di ieri

Chiedete a uno studente del primo anno: vi risponderà che il reddito corrente di un’economia è determinato dalla domanda aggregata. La risposta è corretta, perché il modello sottostante suppone che nel corso di un anno la struttura produttiva che risponde alla domanda non possa cambiare: ragionevole. Quel che è meno noto è che la domanda aggregata in realtà è a sua volta una funzione del reddito che il sistema produttivo può ragionevolmente produrre. In altri termini, più grande, efficiente e moderno è il sistema produttivo, maggiore non solo la domanda che può soddisfare, ma anche maggiore la domanda che può suscitare. Per questo, se si guarda un sistema economico per un certo periodo di tempo, ciò che più conta nella determinazione del Pil di oggi è il successo degli investitori di ieri, che hanno costruito, rischando, la struttura produttiva contemporanea.

Il boom economico ci ha tramandato il 20 per cento del Pil contemporaneo

Prendiamo il Pil del Piemonte nel 2008 e consideriamo la quota di Pil che è stata prodotta dal settore privato (98 miliardi), ossia il valore aggiunto delle imprese. Poi suddividiamo il tempo tra il 1900 e oggi indecenni (avremo 11 decenni più un dodicesimo “pro forma” per tutto il periodo antecedente al 1900). Se attribuiamo ilvalore aggiunto del 2008 al decennio di fondazione dell’impresa che lo ha generato otteniamo una figura (Figura 1) con la articolazione generazionale del valore aggiunto.

  1. Come si può vedere, circa 8 miliardi di valore aggiunto (l’8 per cento del totale) è l’eredità attuale delle generazioni di imprenditori e investitori che hanno fondato le loro imprese prima del 1900.
  2. E’ interessante osservare come rispetto a una media decennale del XX secolo di 3,7 miliardi per decennio, i decenni meno fertili dal punto di vista della costruzione del sistema economico del Piemonte contemporaneo siano stati quelli di inizio secolo (quando del resto l’industrializzazione era all’inizio) e gli anni trenta, segnati dalla grande recessione (qui non è possibile separare l’effetto della regolamentazione fascista dell’economia, ma a prima vista non sembra positivo).
  3. Ai trenta anni del boom economico (1950-1979) si devono ben 20 miliardi di valore aggiunto contemporaneo, ossia il 20 per cento del Pil contemporaneo.
  4. Gli ultimi due decenni, infine, mostrano una tendenza all’affievolirsi del contributo alla costruzione del sistema economico produttivo. E’ per questa ragione che occorre riflettere sui processi di creazione di impresa di oggi. Dal loro successo dipenderà non tanto il nostro Pil, quanto il Pil dei nostri figli.
La distribuzione generazionale del Pil del Piemonte (2008)
Figura 1 - La distribuzione per generazione decennale d'impresa del Pil privato del Piemonte (2008)

La terza edizione dell’Osservatorio sulle Start Up Innovative del Piemonte.

Il Comitato Torino Finanza ha incaricato STEP RICERCHE di realizzare la terza edizione dell’Osservatorio sulle Start Up innovative. La ricerca ha esplorato nel 2010 i processi di nascita e di primo sviluppo di 395 start up nate negli ultimi 10 anni in Piemonte nei settori innovativi secondo la tassonomia di Pavitt. L’universo corrispondente era di 1437 imprese, il tasso di campionamento corrispondente del 27 per cento. Questa la sintesi dei principali risultati:

  1. All’interno del campione, il 19 per cento delle imprese risulta avere fatturato nell’ultimo anno più di un milione di euro (percentuale cresciuta rispetto al 2007, quando essa era solo del 15 per cento). La soglia di un milione di fatturato è risultata, sperimentalmente, quella che segna la differenza tra le società con minori e maggiori prospettive e chanches di crescita.
  2. Il 60 per cento delle SUI è una nuova iniziativa del tutto, il 35 per cento nasce da una impresa precedente, il 5% ha una derivazione accademica.
  3. Le imprese che si classificano come innovatori radicali sono il 37 per cento del totale e sono correlate con tassi di crescita del fatturato significativamente migliori della media.
  4. Circa un terzo delle imprese innovative è attivo nel settore ICT. Nel periodo 2006-2009 hanno mostrato una crescita del 74 per cento, in calo però nel 09-2010. Le imprese che mostrano il maggiore potenziale di crescita si trovano nel settore biotech e medicale.
  5. La protezione dei diritti intellettuali è attività onerosa. Hanno dichiarato un atto di protezione dell’IP solo il 25 per cento delle imprese (33 per cento delle benchmark). Tuttavia la protezione dell’innovazione è anche essa correlata con la maggiore crescita.
  6. Quasi esclusivamente le imprese “benchmark”, ossia quelle con oltre un milione di fatturato esporta (92 per cento) ed è orientato ai mercati internazionali.
  7. Su circa 4.600 dipendenti delle SUI innovative, oltre la metà è inpiegato nelle imprese “benchmark”. La presenza di personale laureato è positivamente correlato con la crescita delle imprese.
  8. L’80 per cento delle SUI raggiunge il break even entro il terzo anno.

Per la crescita delle SUI, è vitale superare 1 milione di euro

  1. Le imprese nuove sono fondate per il 49 per cento da imprenditori nuovi anche essi, ossia senza una precedente esperienza imprenditoriale. Gli imprenditori che hanno maggiore successo a far crescere le imprese non sono i “neofiti”, ma quelli con una formazione universitaria economico-legale, e fanno meglio di coloro che hanno una provenienza umanistica o tecnico-scientifica. Peraltro, il successo nella crescita è legato alla dimensione del management team. I manager delle imprese minori sono overcharged, e alla fine le loro imprese crescono meno. E’ un altro elemento che fa propendere per la tesi che sia vitale superare la soglia del milione di euro.
  2. Il capitale di fondazione investito nelle 395 SUI campionate in dieci anni è stato di 47 milioni di euro, pari a 120 mila euro per ogni SUI creata. Tuttavia, il 51 per cento del campione è nato con un seed capital di appena 10 mila euro. L’avviamento delle benchmark è stato più costoso (circa 500 mila euro per ogni impresa). L’ingresso di capitali esterni ha stimolato la crescita, così come la presenza nelle società di soci diversi dai fondatori e dai loro familiari.
  3. L’ingresso di nuovi soci durante le prime fasi di crescita, ne ha favorito lo sviluppo. Nonostante questo, l’ampliamento della base societaria è risultato prerogativa di 25 imprese su 395 (6%). I nuovi soci segnalati appartengono per lo più alla cerchia di conoscenze dei fondatori o ad altre imprese. Minoritari i casi di ingressi di VC professionisti o BA.
  4. Rispetto al passato, il ventaglio delle fonti di finanziamento esterno si è aperto. Risultano fondamentali (per le 395 SUI) la presenza delle banche con i loro crediti e gli incentivi pubblici all’innovazione. Dunque si sta esaurendo il tema della non bancabilità delle SUI, che il settore creditizio ha imparato a conoscere. La presenza di finanziamenti per l’innovazione nei primi tre anni di vita è positivamente correlata con le performance di crescita.
  5. La crisi ha inciso selettivamente sulle SUI. Le SUI esportatrici (quasi esclusivamente benchmark) sono cresciute del 40 per cento prima della crisi (2006-09) e del 12 per cento dopo la crisi (2009-10). Le SUI non esportatrici sono cresciute del 29% prima della crisi (06-09) e del -2 per cento dopo (09-10). Il 27,3 per cento delle SUI ha dovuto, a causa della crisi, rivedere e ritardare i propri piani di investimento.
Sturt up innovative nate in Piemonte per anno di nascita e fatturato nel 2010
Figura 2 - Start up innovative nate in Piemonte per anno di nascita e fatturato nel 2009

La ricerca è pubblicata dal Comitato Torino Finanza, cui può essere richiesta fino a esaurimento delle copie.

 

 

 

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