Se 8 miliardi vi sembrano pochi…

8 miliardi di potenziali investimenti dei Fondi sovrani mediterranei in Italia

Due sono le priorità dell’Italia: la stabilizzazione finanziaria e la crescita. La stabilizzazione si ottiene con misure di rigore sul versante della spesa e delle entrate pubbliche e richiede altresì uno sforzo congiunto dei partner europei con cui l’Italia condivide il sistema monetario.

 

La crescita ha necessità di nuovi mercati e nuovi investimenti.

L’area Mena come alternativa alla Cina, troppo lontana

I nuovi mercati cui spesso pensiamo sono mercati lontani, non solo geograficamente, ma anche per tradizioni e cultura. Inoltre, l’Asia remota è ormai ben presidiata da investitori internazionali e gli ultimi ad arrivare potrebbero essere i primi a subire il contraccolpo del rallentamento della crescita, che pare inevitabile sia in termini congiunturali, sia in termini strutturali.

 

Il Mediterraneo e l’Oriente più vicino a noi (l’area che corrisponde all’acronimo di Mena, ossia Middle Easth and North Africa) può rappresentare un orizzonte di impegno e di investimento più promettente e adatto alle caratteristiche del sistema produttivo italiano, bisognoso di cure per la sua bassa crescita.

 

L’area Mena ha 355 milioni di abitanti (6 volte quelli italiani) e l’85 per cento di questi vive in paesi che si possono definire a medio reddito. In altri termini, l’area è pronta per salire un altro gradino dello sviluppo, perché ha soddisfatto i suoi bisogni primari ed è alla ricerca dell’aggancio con i paesi sviluppati: il processo richiede non solo risorse finanziarie (che l’area Mena possiede), ma risorse umane e trasferimenti di know how che l’Italia ha in buona quantità e qualità.

Oltre a 355 milioni di abitanti, nell’Area Mena ci sono quindici dei maggiori 50 fondi sovrani del mondo

L’aspetto delle risorse finanziarie per lo sviluppo non è secondario. Ma l’area Mena non ne è povera, anzi. Il primo Fondo Sovrano nacque proprio in Kuwait nel 1953, prima dell’indipendenza dalla Gran Bretagna. L’area Mena, anche per le sue risorse energetiche, possiede la maggiore densità di Fondi Sovrani al mondo. Undici dei venti paesi dell’area hanno istituito almeno un Fondo Sovrano. Tre fondi Mena sono tra i primi dieci fondi sovrani mondiali e sei fondi Mena sono tra i primi quindici mondiali. I primi quindici fondi Mena posseggno risorse pari al 37 per cento dei cinquanta maggiori Fondi sovrani mondiali (1.750 miliardi di dollari nel 2010).

 

Se in origine gli investimenti di questi fondi erano prevalentemente obbligazionari, da anni essi sono diventati azionari e strategici. All’inizio l’obiettivo era diversificare i portafogli per lasciare alle generazioni future un’eredità proveniente dall’estrazione attuale delle risorse petrolifere. Ma negli ultimi anni questo è cambiato. Ha acquistato importanza a fianco del rendimento finanziario l’obiettivo di utilizzare strategicamente questi denari. E se in principio sembrava che ciò si sostanziasse nel cercare di entrare nell’azionariato delle big companies, adesso la natura strategica sta cambiando. I Fondi Mena cercano di creare delle liason permanenti e operative che siano in grado di trasferire know how e generare sviluppo economico locale nell’area Mena stessa.

 

Questi obiettivi non coincidono più con gli obiettivi dei venditori di investimenti che fino ad oggi hanno cercato di soddisfare l’appetito di asset dei fondi sovrani. Però sono obiettivi altrettanto e forse più interessanti di prima. Infatti, i Fondi Mena sempre più offriranno insieme al capitale anche una occasione di crescita congiunta, che potrebbe essere ghiotta per chi, come l’Italia, è alla ricerca di driver di crescita economica, a causa della stagnazione della domanda interna.

 

Bisogna però cambiare strategia. Non bisogna offrire più ai fondi sovrani le piccole quote delle grandi società (si pensi agli investimenti minoritarie nelle banche europee e non solo), ma bisogna offrire partnership significative in imprese che vogliono sviluppare i mercati Mena, a partire dalle infrastrutture, per passare all’industria e ai servizi.

L’Italia si può aspettare 8 miliardi di investimenti all’anno dei Fondi Mena

I capitali che i fondi Mena avranno a disposizione per investimenti selettivi non saranno pochi. Nel 2010 i fondi Mena hanno realizzato 71 operazioni di investimento per complessivi 27,7 miliardi di dollari, con una taglia media di 390 milioni per operazione. Ma questi importi sono destinati a crescere, mentre con tutta probabilità l’importo medio unitario è destinato a diminuire. Con il petrolio stabilmente sopra i 100 dollari e tenendo conto dei rendimenti dei capitali già investiti, ogni anno i Fondi Mena potrebbero disporre di non meno non meno di 100 miliardi per nuovi investimenti. Un terzo di questi potrebbe essere destinato all’Europa (i Fondi stanno lentamente riducendo l’esposizione verso gli Usa, per esempio) e la quota che l’Italia potrebbe intercettare non dovrebbe essere lontana da 4-8 miliardi per anno.

Investimenti dei Fondi Sovrani MENA (2000-2010)
Figura 1 - Investimenti dei Fondi Sovrani MENA (2000-2010)

Manca ancora uno sforzo progettuale per raccogliere l’opportunità

Per intercettare questi investimenti è tuttavia necessario uno sforzo di sistema e un progetto che vadano al di là della semplice segnalazione dell’opportunità, compito di chi, come noi, studia e analizza i mercati. E’ in occasioni come queste che l’Italia deve dar prova di riuscire a far sistema, unendo le forze produttive, del governo e della finanza per favorire concretamente lo sfruttamento di driver di crescita che inevitabilmente, se non raccolti, saranno capitalizzati da altri e a nostro svantaggio.

 

Questo articolo è un breve riassunto del capitolo “Gli investimenti dei fondi Sovrani nell’area Mena”, realizzato da STEP Ricerche, in “Le relazioni economiche tra l’Italia e il mediterraneo”, Rapporto annuale 2011 di SRM Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Giannini Editore, che può essere integralmente scaricato qui.


SRM ha un osservatorio permanente sulle relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo, che si trova all’indirizzo www.srm-med.com

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