Osservatorio filiera autoveicolare 2014-2015

Rapporto 2014 – 2015 “Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana”

30 marzo 2015

Presentata la diciottesima edizione dell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana, realizzato da Step ricerche srl per la Cciaa di Torino, con il contributo dell’Anfia, che ha rivelato un fatturato complessivo della filiera in aumento del 3,6% rispetto all’anno precedente.

E’ possibile scaricare la ricerca completa, l’infografica e le slide della ricerca.

 

Osservatorio sulla filiera autoveicolare – Rapporto 2012 –

L’edizione 2012 dell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana è on line sul sito della Camera di Commercio di Torino.

 

L’indagine, curata da Step Ricerche, quest’anno ha previsto un’ampio lavoro di revisione e di aggiornamento del database dell’Osservatorio.

 

Poi, basandosi su 272 questionari e sull’analisi dei bilanci di 2.489 società di capitali, è stata delineata come di consueto la situazione della filiera italiana nel 2011 e nei primi mesi del 2012, considerata nell’articolato contesto internazionale.

 

L’osservatorio, realizzato dalla Camera di Commercio di Torino, in collaborazione con ANFIA (Associazione nazionale Filiera industria Automobilistica), e da quest’anno con la Camera di commercio di Chieti, rappresenta un importante strumento d’indagine del settore auto.

Il Sole 24 Ore. Mirafiori, i fornitori si attrezzano. Anche in Cina l’indotto cerca nuove opportunità

Diversificazione su altri mercati o al seguito della Fiat negli insediamenti esteri.

 

La chiave del problema sta nell’export e nella capacità di fare squadra fuori dall’Italia.

Secondo il censimento fatto dall’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana, realizzato dalla Camera di Commercio di Torino e curato da Step Ricerche, continua l’apertura di stabilimenti all’estero da parte di imprese medio-grandi.

 

Leggi gli articoli completi su Il Sole 24 Ore:

2012-08-03 Il Sole 24 Ore Mirafiori, i fornitori si attrezzano

2012-08-03 Il Sole 24 Ore Anche in Cina l’indotto cerca nuove opportunità

 

La Stampa. I numeri dell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare 2012

Fattore export: nel 2011 il comparto ha retto nonostante le crescenti difficoltà, ma le imprese hanno previsioni nere per il 2012.

 


La situazione nel 2011 – primi mesi del 2012 è fotografata dalla nuova edizione dell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana, realizzata dalla Camera di Commercio di Torino con quella di Chieti e con Anfia, curata da Step Ricerche, su 272 questionari e sull’analisi dei bilanci di oltre 2.000 società di capitali.

Il presidente del Gruppo Componenti Anfia (Mauro Ferrari) chiede al governo strategie per favorire la ripresa e meno tasse.

 

 

Leggi l’articolo completo di Alessandro Mondo su La Stampa:

2012-07-11 La Stampa. Intervenga Roma per l’automotive o sarà la dèbacle

 

La Repubblica. L’export salva la filiera dell’auto, ma il 2012 si annuncia come un anno nero

 

L’indotto auto del Piemonte è sempre meno “Fiat-dipendente”.

Le produzioni del Lingotto sono ai minimi storici, così nel 2011 le aziende che normalmente lavorano per Mirafiori hanno trovato altri canali di vendita.

 

Lo dimostrano i dati dell’Osservatorio sulla filiera autoveicolare italiana 2012 presentato ieri dalla Camera di Commercio di Torino e dall’Anfia, curato dalla torinese Step Ricerche dell’economista Giuseppe Russo.

 

Leggi l’articolo completo di Stefano Parola su La Repubblica:

2012-07-11 La Repubblica L’export salva la filiera dell’auto

 

 

Il Sole 24 Ore. La crisi dell’auto colpisce l’indotto, il commento di Filippo Chiesa

La crisi delle vendite Fiat minaccia di trascinare l’indotto: la pressione sulle aziende della filiera si fa sempre più pesante.

Nel 2011 in Italia le immatricolazioni sono diminuite di 221 mila unità (-10,2%).

“Il fatturato dell’indotto verso Fiat, a seconda degli anni e del cluster considerato, varia fra il 45 e il 65% – osserva Filippo Chiesa, ricercatore di Step Ricerche e curatore per conto della Camera di Commercio di Torino dell’Osservatorio nazionale sulla filiera autoveicolare– e ogni 5% in meno di produzione causa una perdita alla filiera stimabile fra il miliardo e il miliardo e mezzo”.

Proprio in questi giorni è stata avviata l’indagine annuale sulla filiera auto in Italia, realizzata dalla Camera di Commercio di Torino insieme con l’Anfia e da quest’anno anche con la Camera di Commercio di Chieti.

 

Leggi l’articolo completo: 2012-04-10 Il Sole 24 Ore La crisi dell’auto colpisce l’indotto

 

L’automotive italiana accetta la sfida delle tecnologie verdi

Avvicinandoci al Natale non ce la sentiamo di sottoporvi le cifre allarmanti fornite della WHO sui decessi dovuti all’inquinamento atmosferico (i più temerari possono trovarle qui), ma è indubbio che l’abbassamento delle emissioni rappresenti una delle maggiori sfide del nostro tempo.

 

L’industria dell’auto è spesso additata come una delle maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico, ma è allo stesso tempo uno degli attori più attivi nel proporre soluzioni. Negli ultimi anni, infatti, le imprese automotive hanno moltiplicato gli investimenti nei sistemi di propulsione alternativi, nei nuovi carburanti, nelle tecnologie in grado di massimizzare l’energia immessa nel veicolo, nei sistemi di spegnimento della vettura in sosta, nei materiali più leggeri e facilmente riciclabili.

 

Sono queste alcune delle “tecnologie verdi” su cui le imprese italiane, che disegnano, ingegnerizzano, forniscono e assemblano auto stanno lavorando. Da qualche anno la Jato indica Fiat come Gruppo che vende il parco auto con le minori emissioni medie in Europa. Ma come si comporta il resto della filiera italiana?

 

L’Osservatorio sulla filiera autoveicolare della Camera di Commercio di Torino (curato da Step Ricerche e scaricabile qui), in collaborazione con ANFIA ha fatto luce su un numero crescente di imprese italiane coinvolte sulla frontiera delle green technologies .

Delle 244 imprese rispondenti alla specifica domanda dell’indagine (aprile del 2011), una su due era coinvolta in progetti riguardanti la riduzione delle emissioni inquinanti dei veicoli. Una percentuale di attivi sorprendente, cresciuta in modo quasi esponenziale (si veda il grafico qui sotto) negli ultimi tre anni.

Le imprese automotive italiana e le green tech
Percentuale di imprese della filiera autoveicolare italiana attive nelle green tech e scomposizione per tipologia di progetto

 

Questi dati sono lo specchio di un’industria che sta cambiando ad alta velocità sotto l’effetto di norme sempre più stringenti da parte dei legislatori in tutto il Mondo e della domanda dei consumatori rivolta ad auto dai consumi ridotti.

 

La parte dei ricavi dovuta alle green technologies sui bilanci delle aziende della filiera automotive è ancora modesta (si veda il grafico riportato qui sotto), ma i contatti con i clienti sono in essere e la soglia di indifferenza è stata più che superata.

fatturato green tech
Scomposizione delle imprese della filiera autoveicolare italiana per porzione del fatturato dovuta alle green tech

 

Siamo di fronte a un settore ancora di là dall’essere maturo, in cui è facile incorrere in investimenti che poi mancano o quantomeno ritardano le promesse (basti pensare al motore a idrogeno, ai biocarburanti o al ritardo con cui il mercato sta accogliendo i motori ibridi ed elettrici), ma non vi è dubbio che sia una delle principali frontiere su cui già oggi le aziende automobilistiche mondiali e di rimando i loro fornitori si confrontano.

 

Il 2012 dell’industria dell’auto: incertezze e opportunità

I dati non sono ancora consolidati, ma possiamo affermare con tutta probabilità che il 2011 segnerà un nuovo record nel livello della produzione mondiale di autoveicoli. Nonostante il rallentamento del secondo trimestre del 2011, nel primo semestre dell’anno l’industria dell’auto ha sfiorato il tetto dei quaranta milioni di unità prodotte (dati ANFIA e OICA), con un incremento pari a 2,9 punti percentuali.

 

La scomposizione per categoria di veicolo mostra come l’incremento della produzione delle sole autovetture sia stata contenuta (+1,8%). Al contrario è stata più decisa (+8,1%) quella relativa ai veicoli commerciali leggeri. Infine, sono tornate a segnare performance negative il segmento dei veicoli industriali pesanti (-0,1%) e degli autobus (-4%). Questa fotografia composita porta in se i segni dell’incertezza che pervade la maggior parte dei mercati internazionali, destinata a perdurare almeno per i primi mesi del 2012.

 

Questo clima è influenzato dal posticiparsi della soluzione sulla crisi dei debiti sovrani in primis e da un nuovo rallentamento della congiuntura in seconda battuta. La pressione sul sistema del debito, infatti, non riguarda solamente gli stati nazionali, ma abbraccia anche il sistema bancario, arrivando fino alle imprese private, che dopo il biennio 2008-2009 stavano ricominciando a crescere.

 

Andamento del Pil e della produzione autoveicolare mondiale. I dati sono espressi in milioni di autoveicoli e in migliaia di miliardi di dollari (Pil a prezzi correnti). I valori dal 2011 in avanti sono stime.
Andamento del Pil e della produzione autoveicolare mondiale. I dati sono espressi in milioni di autoveicoli e in migliaia di miliardi di dollari (Pil a prezzi correnti). I valori dal 2011 in avanti sono stime. Elaborazioni Step Ricerche su dati OICA, FMI, CSM e IHS Global Insight

 

Le incertezze che riguardano l’economia mondiale hanno il loro epicentro in Europa, ma vanno ben oltre i confini del vecchio continente e non risparmiano neppure le economie emergenti, anche se (come si vede dal grafico soprastante) il Fondo Monetario Internazionale prevede per i prossimi 4 anni una crescita continua del Prodotto Interno Lordo mondiale.

 

In questo clima non stupisce registrare la bassa propensione al consumo dei privati (da qui il rallentamento degli acquisti e della produzione di auto), a cui bisogna aggiungere la contrazione delle spese e degli investimenti statali, che si ripercuotono – ad esempio – sugli acquisti di autobus per il trasporto pubblico locale, che negli ultimi due anni in Europa hanno fatto segnare valori tendenziali positivi solo in sei mesi su ventitré.

 

La tentazione di alcuni operatori è quindi quella di stare alla finestra in attesa che si sciolgano i principali nodi che riguardano l’economia continentale, ma non solo. Attesa che non favorisce gli investimenti e a cascata neppure i livelli produttivi ed il lancio di nuovi progetti.

 

Come registrato dall’Osservatorio sulla filiera autoveicolare della Camera di Commercio di Torino (scaricabile qui) la filiera italiana era riuscita nel 2010 a ritrovare un percorso di crescita grazie alla ripresa della produzione europea e ad una sostanziale tenuta della produzione nazionale totale, in particolar modo di veicoli industriali e commerciali, la cui crescita aveva sopperito alla flessione (-13,3) delle autovetture.

 

Nuova Fiat Panda
Nuova Fiat Panda

 

Nel 2011 il livello della produzione nazionale di auto è sceso ulteriormente: l’ANFIA ci informa che nei primi dieci mesi dell’anno la produzione delle sole autovetture si è fermata a un livello di poco inferiore alle 430mila unità, che corrisponde a una flessione del 12,5% (traducibile in 60mila autovetture) rispetto al 2010.

 

Per il 2012 si può prefigurare una crescita della produzione di auto in Italia e conseguentemente degli ordini per la filiera a monte, grazie al rilancio di Pomigliano con l’inizio della produzione della nuova Panda.

 

Per il cluster piemontese il 2012 sarà ancora un anno difficile. Qualche segnale positivo per il Piemonte potrebbe venire proprio dalle commesse legate alla progettazione dei nuovi modelli e all’allestimento delle linee produttive per le produzioni che dovrebbero partire nel 2013 a Mirafiori ed alla ex-Bertone.

 

I nostri fornitori dovranno quindi dimostrarsi capaci di intercettare le commesse estere, a cominciare da quelle dei mercati tedesco e francese (cresciuti nel primo semestre del 2011), senza dimenticare la nuova frontiera d’Europa che nei primi sei mesi del 2011 ha registrato performance positive in Russia, Repubblica Ceca, Turchia e Slovacchia.

 

Gli interrogativi sono numerosi, ma le prime risposte sullo stato di salute e le prospettive della filiera auto in Italia arriveranno nel primo semestre del prossimo anno, dalla consueta indagine promossa dalla Camera di Commercio di Torino e resa possibile dal prezioso contributo degli imprenditori intervistati.

 

 

Una rete per il sistema dei fornitori auto del Sud Italia

Siamo sicuri che l’interlocutore medio sappia dove si trova la maggior parte della produzione automotive finale italiana? Qual è l’area della penisola dove si assemblano il maggior numero di auto, veicoli commerciali e industriali e autobus? Voi cosa rispondereste? Quando si pensa a “auto e motori” le regioni che vengono in mente sono il Piemonte, la Lombardia o l’Emilia. Corretto? Non del tutto.

 

La maggior parte dei veicoli prodotti in Italia escono (o lo faranno a breve) dagli stabilimenti del triangolo che c’è fra la Campania, la Basilicata e l’Abruzzo. Un’area che ultimamente si è ritagliata spazio sui giornali nazionali per almeno due eventi significativi: il lancio della produzione della nuova Panda e l’annuncio della sottoscrizione del contratto di rete fra le imprese di componentistica presenti nelle tre regioni sopra menzionate.

 

Se gli stabilimenti sono noti (Melfi, Pomigliano e Atessa), meno note sono le filiere produttive a monte degli stessi. Uno studio voluto da Confindustria Basilicata e realizzata da Step Ricerche, grazie al contributo della Camera di Commercio di Potenza ha cominciato a gettare luce su questa realtà.

 

Figura 1 - Produzione autoveicolare Fiat SATA, Melfi. Dal 2002 al 2010. Unità prodotte e rapporto sul tot. produzione nazionale autovetture. Elaborazioni Step Ricerche su dati ACM e ANFIA *Per il 2010 i raffronti % sono sui primi 9 mesi

 

Dall’indagine è emersa una realtà fatta di una cinquantina di imprese di fornitura che hanno almeno uno stabilimento produttivo in Basilicata. Queste danno lavoro a 3.837 persone e si può stimare che nel 2009 abbiano fatturato circa 1,15 miliardi di euro (per le sole produzioni effettuate in Basilicata).

 

Aggiungendo i 5.283 addetti impiegati da SATA, si arriva a un totale di 9.120 occupati nel settore automotive lucano.

La crisi economico-finanziaria mondiale si è fatta sentire anche qui, a partire dal 2008, con una riduzione dei ricavi locali pari al 19,3% (rispetto al 2007) ed ancora del 6,4% nel 2009 (rispetto al 2008). Questa contrazione ha avuto ripercussioni sul livello occupazionale dei componentisti, che nell’arco di ventiquattro mesi è calato del 6,2%.

 

Le imprese che hanno saputo meglio di altre contrastare la congiuntura negativa hanno fatto leva principalmente sulla flessibilità produttiva (intesa come capacità di variare sia i volumi che l’oggetto stesso della produzione, anche rivolgendosi ad altri comparti) e sull’innovazione e la qualità di prodotto. Per il momento si è sentita la mancanza di un centro di ricerca e sviluppo locale che generasse domanda e offerta di servizi, nonché la presenza di imprese specializzate nella fornitura di servizi di Engineering & Design.

 

La filiera automotive lucana
Tabella 1 - La filiera automotive lucana. N. Imprese totali della filiera censite. Occupazione rilevata tramite interviste telefoniche. Fatturato stimato attraverso indagine telefonica ed i dati dei bilanci depositati. *Il dato relativo al fatturato si riferisce al fatturato ricavato dalle sole produzioni lucane. Step Ricerche,Indagine sulla filiera automotive lucana, 2010.

 

Se è vero che le esportazioni sono uno degli indici del grado di competitività di un territorio, nonché una leva cruciale al fine di intercettare la domanda economica internazionale, è indubbio che su questo piano la filiera automotive locale giochi un ruolo chiave essendo responsabile di circa i due terzi del totale delle esportazioni lucane.

La quota afferente alle sole parti e componenti per autoveicoli resta da incrementare, ma l’immagine di un distretto lucano esclusivamente rivolto all’impianto della SATA è errata.

La maggioranza delle imprese lucane ha ormai orizzonti commerciali che travalicano i confini regionali: la qualità dei prodotti ha permesso loro di poter fornire sia gli stabilimenti del centro e Sud Italia (su 35 imprese intervistate sono 21 quelle che vi riescono: il 60% del totale), che del Nord (18 imprese su 35, pari al 51%). Vi sono poi 11 imprese (sempre su 35 intervistaste) che sono già riuscite a farsi strada all’estero (il 31% delle intervistate).

Figura 2 - Le vie del commercio di componenti auto lucane. Numero di imprese (assoluto e relativo) intervistate per zona di destinazione della loro produzione di componenti auto. Step Ricerche, Indagine sulla filiera automotive lucana, 2010.

 

Le potenzialità commerciali non mancano: nel raggio di 250 km sono presenti almeno 7 stabilimenti di assemblaggio finale (non esclusivamente del Gruppo Fiat), che come si vede dalla figura sottostante fra il 2010 ed il 2011 hanno pesato fra l’80 ed il 90% delle auto prodotte in Italia.

 

Il livello assoluto della produzione 2012 dovrebbe superare il mezzo milione di unità, a cui vanno aggiunti le produzioni di veicoli commerciali della Val di Sangro (Fiat e gruppo PSA) e quelle di DR Motor.

 

Non è quindi un caso se la prima rete di imprese multi-regionale fra aziende dell’indotto auto nasce qui, fra aziende desiderose di aumentare la conoscenza reciproca e l’interazione nel segno di una maggiore competitività media.

 


Figura 3 - Produzione italiana di autovetture 2010 - 2012. Numero di autovetture assemblate (storico e previste) in migliaia di unità per stabilimento produttivo del Gruppo Fiat in Italia. Linkiesta su dati Piano operativo Fiat