La Stampa. Così le idee del futuro stanno diventando realtà: anche AML, progetto sull’antiriciclaggio di Step

 

Dalla Regione un investimento di 5,7 milioni in due anni, che darà la possibilità di sviluppare prodotti e servizi di alta tecnologia.

Tra questi AML (Anti Money Laundering), il sistema automatico antiriciclaggio di denaro, un progetto di A&G, Step Ricerche e Petra, insieme al Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino.

AML è un progetto volto a favorire i controlli antiriciclaggio attraverso un sistema capace di utilizzare le tecnologie più innovative: i dati bancari vengono raccolti ed analizzati, contrastando in tal modo il reimpiego di denaro illecito, fenomeno ad oggi intensamente sviluppato nel sistema economico italiano.

Descrizione del progetto sul sito del polo ICT: “Anti Money Laundering – Early Warning Anti Money Laundering Tool

Leggi il resto dell’articolo: Così le idee del futuro stanno diventando realtà – La Stampa – 26-06-2012

 

 

Se 8 miliardi vi sembrano pochi…

8 miliardi di potenziali investimenti dei Fondi sovrani mediterranei in Italia

Due sono le priorità dell’Italia: la stabilizzazione finanziaria e la crescita. La stabilizzazione si ottiene con misure di rigore sul versante della spesa e delle entrate pubbliche e richiede altresì uno sforzo congiunto dei partner europei con cui l’Italia condivide il sistema monetario.

 

La crescita ha necessità di nuovi mercati e nuovi investimenti.

L’area Mena come alternativa alla Cina, troppo lontana

I nuovi mercati cui spesso pensiamo sono mercati lontani, non solo geograficamente, ma anche per tradizioni e cultura. Inoltre, l’Asia remota è ormai ben presidiata da investitori internazionali e gli ultimi ad arrivare potrebbero essere i primi a subire il contraccolpo del rallentamento della crescita, che pare inevitabile sia in termini congiunturali, sia in termini strutturali.

 

Il Mediterraneo e l’Oriente più vicino a noi (l’area che corrisponde all’acronimo di Mena, ossia Middle Easth and North Africa) può rappresentare un orizzonte di impegno e di investimento più promettente e adatto alle caratteristiche del sistema produttivo italiano, bisognoso di cure per la sua bassa crescita.

 

L’area Mena ha 355 milioni di abitanti (6 volte quelli italiani) e l’85 per cento di questi vive in paesi che si possono definire a medio reddito. In altri termini, l’area è pronta per salire un altro gradino dello sviluppo, perché ha soddisfatto i suoi bisogni primari ed è alla ricerca dell’aggancio con i paesi sviluppati: il processo richiede non solo risorse finanziarie (che l’area Mena possiede), ma risorse umane e trasferimenti di know how che l’Italia ha in buona quantità e qualità.

Oltre a 355 milioni di abitanti, nell’Area Mena ci sono quindici dei maggiori 50 fondi sovrani del mondo

L’aspetto delle risorse finanziarie per lo sviluppo non è secondario. Ma l’area Mena non ne è povera, anzi. Il primo Fondo Sovrano nacque proprio in Kuwait nel 1953, prima dell’indipendenza dalla Gran Bretagna. L’area Mena, anche per le sue risorse energetiche, possiede la maggiore densità di Fondi Sovrani al mondo. Undici dei venti paesi dell’area hanno istituito almeno un Fondo Sovrano. Tre fondi Mena sono tra i primi dieci fondi sovrani mondiali e sei fondi Mena sono tra i primi quindici mondiali. I primi quindici fondi Mena posseggno risorse pari al 37 per cento dei cinquanta maggiori Fondi sovrani mondiali (1.750 miliardi di dollari nel 2010).

 

Se in origine gli investimenti di questi fondi erano prevalentemente obbligazionari, da anni essi sono diventati azionari e strategici. All’inizio l’obiettivo era diversificare i portafogli per lasciare alle generazioni future un’eredità proveniente dall’estrazione attuale delle risorse petrolifere. Ma negli ultimi anni questo è cambiato. Ha acquistato importanza a fianco del rendimento finanziario l’obiettivo di utilizzare strategicamente questi denari. E se in principio sembrava che ciò si sostanziasse nel cercare di entrare nell’azionariato delle big companies, adesso la natura strategica sta cambiando. I Fondi Mena cercano di creare delle liason permanenti e operative che siano in grado di trasferire know how e generare sviluppo economico locale nell’area Mena stessa.

 

Questi obiettivi non coincidono più con gli obiettivi dei venditori di investimenti che fino ad oggi hanno cercato di soddisfare l’appetito di asset dei fondi sovrani. Però sono obiettivi altrettanto e forse più interessanti di prima. Infatti, i Fondi Mena sempre più offriranno insieme al capitale anche una occasione di crescita congiunta, che potrebbe essere ghiotta per chi, come l’Italia, è alla ricerca di driver di crescita economica, a causa della stagnazione della domanda interna.

 

Bisogna però cambiare strategia. Non bisogna offrire più ai fondi sovrani le piccole quote delle grandi società (si pensi agli investimenti minoritarie nelle banche europee e non solo), ma bisogna offrire partnership significative in imprese che vogliono sviluppare i mercati Mena, a partire dalle infrastrutture, per passare all’industria e ai servizi.

L’Italia si può aspettare 8 miliardi di investimenti all’anno dei Fondi Mena

I capitali che i fondi Mena avranno a disposizione per investimenti selettivi non saranno pochi. Nel 2010 i fondi Mena hanno realizzato 71 operazioni di investimento per complessivi 27,7 miliardi di dollari, con una taglia media di 390 milioni per operazione. Ma questi importi sono destinati a crescere, mentre con tutta probabilità l’importo medio unitario è destinato a diminuire. Con il petrolio stabilmente sopra i 100 dollari e tenendo conto dei rendimenti dei capitali già investiti, ogni anno i Fondi Mena potrebbero disporre di non meno non meno di 100 miliardi per nuovi investimenti. Un terzo di questi potrebbe essere destinato all’Europa (i Fondi stanno lentamente riducendo l’esposizione verso gli Usa, per esempio) e la quota che l’Italia potrebbe intercettare non dovrebbe essere lontana da 4-8 miliardi per anno.

Investimenti dei Fondi Sovrani MENA (2000-2010)
Figura 1 - Investimenti dei Fondi Sovrani MENA (2000-2010)

Manca ancora uno sforzo progettuale per raccogliere l’opportunità

Per intercettare questi investimenti è tuttavia necessario uno sforzo di sistema e un progetto che vadano al di là della semplice segnalazione dell’opportunità, compito di chi, come noi, studia e analizza i mercati. E’ in occasioni come queste che l’Italia deve dar prova di riuscire a far sistema, unendo le forze produttive, del governo e della finanza per favorire concretamente lo sfruttamento di driver di crescita che inevitabilmente, se non raccolti, saranno capitalizzati da altri e a nostro svantaggio.

 

Questo articolo è un breve riassunto del capitolo “Gli investimenti dei fondi Sovrani nell’area Mena”, realizzato da STEP Ricerche, in “Le relazioni economiche tra l’Italia e il mediterraneo”, Rapporto annuale 2011 di SRM Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, Giannini Editore, che può essere integralmente scaricato qui.


SRM ha un osservatorio permanente sulle relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo, che si trova all’indirizzo www.srm-med.com

Presentazione de “Le relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo”

Presentazione de “Le relazioni economiche tra l’Italia e il Mediterraneo“, Rapporto Annuale 2011, di SRM Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.

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Venerdì 2 dicembre 2011 a Napoli, Banco di Napoli -Sala delle Assemblee- via Toledo 177-178.

Scarica il programma dell’evento.

Scarica il rapporto.

Leggi l’articolo di Giuseppe Russo relativo al capitolo “Gli investimenti dei fondi Sovrani nell’area Mena”.


Osservatorio sulla creazione di Start Up innovative in Piemonte 2011

Il Pil di oggi dipende dagli investimenti azzeccati di ieri

Chiedete a uno studente del primo anno: vi risponderà che il reddito corrente di un’economia è determinato dalla domanda aggregata. La risposta è corretta, perché il modello sottostante suppone che nel corso di un anno la struttura produttiva che risponde alla domanda non possa cambiare: ragionevole. Quel che è meno noto è che la domanda aggregata in realtà è a sua volta una funzione del reddito che il sistema produttivo può ragionevolmente produrre. In altri termini, più grande, efficiente e moderno è il sistema produttivo, maggiore non solo la domanda che può soddisfare, ma anche maggiore la domanda che può suscitare. Per questo, se si guarda un sistema economico per un certo periodo di tempo, ciò che più conta nella determinazione del Pil di oggi è il successo degli investitori di ieri, che hanno costruito, rischando, la struttura produttiva contemporanea.

Il boom economico ci ha tramandato il 20 per cento del Pil contemporaneo

Prendiamo il Pil del Piemonte nel 2008 e consideriamo la quota di Pil che è stata prodotta dal settore privato (98 miliardi), ossia il valore aggiunto delle imprese. Poi suddividiamo il tempo tra il 1900 e oggi indecenni (avremo 11 decenni più un dodicesimo “pro forma” per tutto il periodo antecedente al 1900). Se attribuiamo ilvalore aggiunto del 2008 al decennio di fondazione dell’impresa che lo ha generato otteniamo una figura (Figura 1) con la articolazione generazionale del valore aggiunto.

  1. Come si può vedere, circa 8 miliardi di valore aggiunto (l’8 per cento del totale) è l’eredità attuale delle generazioni di imprenditori e investitori che hanno fondato le loro imprese prima del 1900.
  2. E’ interessante osservare come rispetto a una media decennale del XX secolo di 3,7 miliardi per decennio, i decenni meno fertili dal punto di vista della costruzione del sistema economico del Piemonte contemporaneo siano stati quelli di inizio secolo (quando del resto l’industrializzazione era all’inizio) e gli anni trenta, segnati dalla grande recessione (qui non è possibile separare l’effetto della regolamentazione fascista dell’economia, ma a prima vista non sembra positivo).
  3. Ai trenta anni del boom economico (1950-1979) si devono ben 20 miliardi di valore aggiunto contemporaneo, ossia il 20 per cento del Pil contemporaneo.
  4. Gli ultimi due decenni, infine, mostrano una tendenza all’affievolirsi del contributo alla costruzione del sistema economico produttivo. E’ per questa ragione che occorre riflettere sui processi di creazione di impresa di oggi. Dal loro successo dipenderà non tanto il nostro Pil, quanto il Pil dei nostri figli.
La distribuzione generazionale del Pil del Piemonte (2008)
Figura 1 - La distribuzione per generazione decennale d'impresa del Pil privato del Piemonte (2008)

La terza edizione dell’Osservatorio sulle Start Up Innovative del Piemonte.

Il Comitato Torino Finanza ha incaricato STEP RICERCHE di realizzare la terza edizione dell’Osservatorio sulle Start Up innovative. La ricerca ha esplorato nel 2010 i processi di nascita e di primo sviluppo di 395 start up nate negli ultimi 10 anni in Piemonte nei settori innovativi secondo la tassonomia di Pavitt. L’universo corrispondente era di 1437 imprese, il tasso di campionamento corrispondente del 27 per cento. Questa la sintesi dei principali risultati:

  1. All’interno del campione, il 19 per cento delle imprese risulta avere fatturato nell’ultimo anno più di un milione di euro (percentuale cresciuta rispetto al 2007, quando essa era solo del 15 per cento). La soglia di un milione di fatturato è risultata, sperimentalmente, quella che segna la differenza tra le società con minori e maggiori prospettive e chanches di crescita.
  2. Il 60 per cento delle SUI è una nuova iniziativa del tutto, il 35 per cento nasce da una impresa precedente, il 5% ha una derivazione accademica.
  3. Le imprese che si classificano come innovatori radicali sono il 37 per cento del totale e sono correlate con tassi di crescita del fatturato significativamente migliori della media.
  4. Circa un terzo delle imprese innovative è attivo nel settore ICT. Nel periodo 2006-2009 hanno mostrato una crescita del 74 per cento, in calo però nel 09-2010. Le imprese che mostrano il maggiore potenziale di crescita si trovano nel settore biotech e medicale.
  5. La protezione dei diritti intellettuali è attività onerosa. Hanno dichiarato un atto di protezione dell’IP solo il 25 per cento delle imprese (33 per cento delle benchmark). Tuttavia la protezione dell’innovazione è anche essa correlata con la maggiore crescita.
  6. Quasi esclusivamente le imprese “benchmark”, ossia quelle con oltre un milione di fatturato esporta (92 per cento) ed è orientato ai mercati internazionali.
  7. Su circa 4.600 dipendenti delle SUI innovative, oltre la metà è inpiegato nelle imprese “benchmark”. La presenza di personale laureato è positivamente correlato con la crescita delle imprese.
  8. L’80 per cento delle SUI raggiunge il break even entro il terzo anno.

Per la crescita delle SUI, è vitale superare 1 milione di euro

  1. Le imprese nuove sono fondate per il 49 per cento da imprenditori nuovi anche essi, ossia senza una precedente esperienza imprenditoriale. Gli imprenditori che hanno maggiore successo a far crescere le imprese non sono i “neofiti”, ma quelli con una formazione universitaria economico-legale, e fanno meglio di coloro che hanno una provenienza umanistica o tecnico-scientifica. Peraltro, il successo nella crescita è legato alla dimensione del management team. I manager delle imprese minori sono overcharged, e alla fine le loro imprese crescono meno. E’ un altro elemento che fa propendere per la tesi che sia vitale superare la soglia del milione di euro.
  2. Il capitale di fondazione investito nelle 395 SUI campionate in dieci anni è stato di 47 milioni di euro, pari a 120 mila euro per ogni SUI creata. Tuttavia, il 51 per cento del campione è nato con un seed capital di appena 10 mila euro. L’avviamento delle benchmark è stato più costoso (circa 500 mila euro per ogni impresa). L’ingresso di capitali esterni ha stimolato la crescita, così come la presenza nelle società di soci diversi dai fondatori e dai loro familiari.
  3. L’ingresso di nuovi soci durante le prime fasi di crescita, ne ha favorito lo sviluppo. Nonostante questo, l’ampliamento della base societaria è risultato prerogativa di 25 imprese su 395 (6%). I nuovi soci segnalati appartengono per lo più alla cerchia di conoscenze dei fondatori o ad altre imprese. Minoritari i casi di ingressi di VC professionisti o BA.
  4. Rispetto al passato, il ventaglio delle fonti di finanziamento esterno si è aperto. Risultano fondamentali (per le 395 SUI) la presenza delle banche con i loro crediti e gli incentivi pubblici all’innovazione. Dunque si sta esaurendo il tema della non bancabilità delle SUI, che il settore creditizio ha imparato a conoscere. La presenza di finanziamenti per l’innovazione nei primi tre anni di vita è positivamente correlata con le performance di crescita.
  5. La crisi ha inciso selettivamente sulle SUI. Le SUI esportatrici (quasi esclusivamente benchmark) sono cresciute del 40 per cento prima della crisi (2006-09) e del 12 per cento dopo la crisi (2009-10). Le SUI non esportatrici sono cresciute del 29% prima della crisi (06-09) e del -2 per cento dopo (09-10). Il 27,3 per cento delle SUI ha dovuto, a causa della crisi, rivedere e ritardare i propri piani di investimento.
Sturt up innovative nate in Piemonte per anno di nascita e fatturato nel 2010
Figura 2 - Start up innovative nate in Piemonte per anno di nascita e fatturato nel 2009

La ricerca è pubblicata dal Comitato Torino Finanza, cui può essere richiesta fino a esaurimento delle copie.

 

 

 

La Repubblica. I risultati dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile in Piemonte

Il mondo del lavoro piemontese è sempre più rosa. Negli ultimi 5 anni il tasso di occupazione femminile è passato dal 48 al 57 per cento del totale delle donne, ossia a soli due punti percentuali in meno della media europea, mentre il numero delle imprese guidate da donne è cresciuto di 3 mila unità, sfondando quota 111 mila.

Sono solo alcuni dati elaborati dalla terza edizione dell’Osservatorio “Piccole imprese, grandi imprenditrici”, presentato ieri dalla Regione e da Unioncamere Piemonte.

Dalla ricerca, condotta da un team coordinato da Filippo Chiesa e Giuseppe Russo, emergono anche altri spunti positivi.

Per esempio, sempre nell’ultimo quinquiennio, le donne in possesso di un titolo di studio post diploma sono aumentate di circa 50 mila unità, mentre le occupate sono 60 mila in più.

 

Leggi l’articolo completo:

2010-01-15 La Repubblica. Le donne che lavorano. Numeri da Europa

 

Il Sole 24 Ore. Il calabrone Italia vola appesantito, lo studio del Centro Einaudi

L’economia italiana, secondo l’economista Giuseppe Russo,  ha accumulato quanto a Pil un ritardo di 10 punti sul resto d’Europa e di 15 sugli Stati Uniti. Negli Usa la situazione è stata salvata con la creazione di debito pubblico in proporzioni che presto saranno analoghe soltanto a quelle della Seconda guerra mondiale, cioè vicine e oltre il 100% del Pil.

In Italia, dove il debito di queste proporzioni era già stato creato, il pericolo della bancarotta «è stato scongiurato con
l’ingresso nell’euro» e l’adesione a regole più rigide. «Da allora il Pil si è inserito su un sentiero di inevitabile bassa
crescita, senza le oscillazioni violente del riequilibrio americano».

 

Leggi l’articolo completo:

2009-10-15 Il Sole 24 Ore. Il calabrone Italia vola appesantito

 

Il Sole 24 Ore. E il risparmiatore si scopre ottimista

IL risparmiatore-tipo?

E’ diventato più ottimista – a patto però che non sia un impiegato o un giovane – e chiede sicurezze sul lungo periodo, anche a costo di qualche sacrificio sui rendimenti nell’immediato.

Scommette sull’euro, punta su azioni e fondi di investimento, non disdegna affatto le privatizzazioni e getta invece alle ortiche Bot e Cct, ormai retaggio di un’epoca ad alta inflazione e ad alti rendimenti.
E’ l’identikit che emerge dal XV Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia promosso dalla Bnl-Centro Einaudi e curato da Mario Deaglio e Giuseppe Russo, che hanno significativamente intitolato il loro lavoro: “Il risparmiatore diventa adulto“.

 

Leggi l’articolo completo:

1997-12-16 La Stampa. E il risparmiatore si scopre ottimista