Le Olimpiadi a Roma nel 2020: 33 Miliardi di € nel Lazio e 12 sul territorio nazionale

Roma si è candidata per ospitare le Olimpiadi 2020

La realizzazione di un grande evento genera molteplici effetti, incidendo sull’economia locale, regionale, nazionale e sull’uso e la gestione del territorio, configurandosi come motore per lo sviluppo di attività e servizi.

La città di Roma ha proposto la propria candidatura per ospitare i XXXII giochi olimpici e XVI giochi paralimpici del 2020. I comitati olimpici hanno avuto tempo fino al 1º settembre 2011 per decidere di candidarsi.

La città vincitrice sarà probabilmente annunciata il 7 settembre 2013 a Buenos Aires in una sessione plenaria del CIO.

I grandi eventi come le Olimpiadi costituiscono un’importante occasione per il territorio in cui si svolgono.

Essi accelerano i processi di trasformazione e riqualificazione delle città, attirano flussi turistici, generano valore per le filiere locali, lasciano un’eredità di esperienza, infrastrutture e di attrattività che non si esaurisce con l’evento stesso.

A fronte degli investimenti pubblici e privati per la realizzazione di un evento, è possibile valutarne quantitativamente l’impatto, traducendo queste stime in euro per rispondere alla domanda:

Quali e quanti sono i benefici generati dalle spese affrontate?

  1. Le spese e gli investimenti (pubblici e privati) per la realizzazione delle Olimpiadi, stimati attorno a 15 miliardi di €, genereranno un fatturato totale di quasi 33 miliardi di €, con un effetto leva (fatturato totale/input) pari a 2,2; si stima inoltre che le ULA dirette, indirette e indotte generate sul territorio regionale ammonteranno a 149 mila;
  2. La componente di spesa più ingente è rappresentata dagli investimenti in conto capitale per la costruzione e la ristrutturazione infrastrutturale: essi ammontano a 12,7 miliardi di € (85% dell’input totale di spesa);
  3. La seconda componente della spesa sul territorio è rappresentata dagli investimenti di tipo organizzativo, pari a 2,3 miliardi di € (15% dell’input totale);
  4. Un primo output diretto delle Olimpiadi è rappresentato dall’impatto turistico: si stima che, in occasione dei Giochi, arriveranno sul territorio 3,6 milioni di persone (tra turisti veri e propri, atleti, accompagnatori, media e sponsor);
  5. Ogni euro investito nei Giochi Olimpici vale in realtà 2,2 euro sul territorio del Lazio;
  6. A fronte del fatturato complessivo sul territorio (33 miliardi di €), in un arco di tempo variabile si produrrebbe un gettito pari a 3.050 milioni di €. La percentuale di auto copertura della spesa risulta pari al 40,8%;
  7. La generazione di valore avviene anche al di fuori dei confini regionali: si stima che vi sia un’ulteriore componente di fatturato generato pari a 12,4 miliardi di €, e ulteriori 25 mila ULA sul territorio italiano al di fuori del Lazio.

Lo studio, nato dalla volontà dell’Unione Industriali e delle imprese di Roma (Un-industria Roma) di valutare gli effetti potenziali della candidatura olimpica, è riassunto in un volume pubblicato in occasione del lancio della Fondazione per Roma 2020 ed è scaricabile qui.

 Articolo a cura di Sara Cassetta.

5 anni di crescita dell’imprenditoria femminile in Piemonte (2004-2008)

Il quinquennio fra il 2004 ed il 2008 è stato un periodo di espansione per la partecipazione delle donne al lavoro ed all’imprenditorialità in Piemonte.

Dal 2004 al 2008 le piemontesi in possesso di un titolo di studio post diploma sono aumentate di circa 50mila unità, le occupate di 60mila.

 

Nello stesso arco di tempo le imprese femminili sono cresciute di 3.000 unità (+2,9%), arrivando a sfiorare la quota delle 111.500 unità. Imprese che si sono rafforzate in alcuni settori (come il turismo, i servizi alle imprese e alle persone) e affacciate su comparti non tradizionalmente presidiati dalle donne (il settore delle costruzioni registra un aumento – maggiore al 19% – delle imprese femminili iscritte).

 

 

Imprese femminili in Piemonte
L'evoluzione delle imprese femminili in Piemonte dal 2004 al 2008 (Numero di imprese in assoluto e relativo al totale). Elaborazioni Step Ricerche su Sistema Infocamere Stock View

 

Anche le lavoratrici straniere sono ormai una parte significativa del sistema produttivo: contano 64mila occupate (pari al più del 8% del totale), 12mila delle quali sono imprenditrici. Segnaliamo, infine, due eventi significativi: nel 2008 Emma Marcegaglia è divenuta la prima donna a raggiungere l’apice della più importante associazione datoriale nazionale (Confindustria); l’anno successivo (il 2009), al culmine della più grande crisi economica del secondo dopoguerra, Elinor Ostrom è stata la prima donna a ricevere il premio nobel per l’economia.

Bastano questi pochi cenni per tracciare i contorni di un fenomeno dinamico, in rilievo sullo sfondo di un’economia regionale e nazionale in stallo da prima dell’ultima crisi-economico finanziaria (2001).

 

In Piemonte come in Italia le donne partecipano sempre più numerose e qualificate al mondo del lavoro, condizione essenziale (così come indicato dalla Commissione Europea a Lisbona del 2000) per dotarsi di un’economia il più possibile competitiva in uno scenario ormai globalizzato. Inoltre sono ormai consolidate e ripetute le ricerche nazionali e internazionali (Adler nel 1998, Catalyst nel 2004, McKinsey nel 2007, Cerved nel 2009, …) che sottolineano l’importanza della presenza femminile non solo nelle imprese, ma nel management e nei consigli di amministrazione delle stesse.

 

Le donne hanno per natura e cultura approcci spesso differenti (e innovativi) rispetto a quelli tradizionali. Grazie a queste caratteristiche possono fornire un valore aggiunto nel affrontare e superare le sfide manageriali e imprenditoriali, sia in tempi di crescita, che di crisi economica.

 

Se la partecipazione delle donne al mondo del lavoro è in ascesa, non si può al tempo stesso affermare che gli ultimi anni siano stati caratterizzati dall’appianamento di alcune disparità storiche o che le stesse scompariranno a breve grazie a processi ormai innescati e inarrestabili.

 

Le donne piemontesi sono il 43% degli occupati totali (all’appello ne mancano 290mila per raggiungere la quota maschile), hanno un tasso di occupazione del 57% (quello maschile è di 16 punti percentuali superiore) e il loro tasso di attività si ferma al 61% (contro il 76,5% maschile).

 

tasso di femminizzazione Piemonte 2009
Tasso di femminizzazione (incidenza delle donne) per diverse variabili dell'economia piemontese. Primo semestre del 2009. Elaborazioni Step Ricerche su dati ISTAT e Infocamere.

 

Anche quando le donne fanno parte del mondo produttivo le loro scelte e i loro percorsi di carriera denunciano la persistenza di ostacoli maggiori rispetto agli uomini. Su 100 contratti di lavoro a tempo parziale in Piemonte, ben 81 sono stipulati da donne.

 

Nonostante esse abbiano ormai superato in numero assoluto e relativo gli uomini per livello di titoli di studio e siano il 62% dei funzionari totali, non riescono ancora a spendere queste competenze, accedendo a cariche dirigenziali e ottenendo i giusti riconoscimenti retributivi. In Piemonte solo un dirigente su quattro è di sesso femminile, una proporzione “ferma” dalla fine degli anni Settanta. In Italia a parità di capacità e ruolo ricoperto, le donne percepiscono un salario inferiore dal 16% rispetto a quello dei colleghi maschi. Si segnalano quindi disparità tanto di matrice verticale che orizzontale.

Le occupate sono poi ancora concentrate in alcuni settori (servizi alle persone, turismo, agricoltura, commercio, …) e meno presenti in altri. Basti pensare che su 100 occupate, 79 sono impiegate nel terziario (contro il 50% degli uomini) e solamente 19 nell’industria (contro il 45% degli uomini). Le due restanti trovano lavoro nell’agricoltura.

 

Anche le imprese femminili piemontesi sebbene in crescita rimangono un quarto del totale ed hanno margini di crescita sia nel senso di una maggiore strutturazione (solo l’8% di loro è organizzata sotto forma di società di capitali) sia nella penetrazione di un più ampio spettro di comparti produttivi.

 

La scomposizione dei dati per età fornisce però indicazioni positive: nel 2008 su 100 laureati, 53 erano donne; i tassi di attività delle donne con età compresa fra i 25 ed i 44 anni sono già superiori all’80% e gli ultimi dati relativi alle assunzioni mostrano un’equivalenza fra le donne e gli uomini. Sono questi flussi destinati a incidere positivamente sul livello di stock, tanto da poter concludere che l’attivismo e il peso delle donne piemontesi è destinato a crescere nei prossimi anni.

 

Per approfondire questa tematica si vedano i rapporti dell’Osservatorio sull’Imprenditoria femminile finanziato dalla Regione Piemonte e redatto da Step Ricerche per Unioncamere Piemonte.

 

Il trasporto transalpino delle merci su gomma conviene 3 volte su quattro

“La via delle merci”

Il 26 Novembre 2009 è stato presentato a Roma, in occasione del convegno dal titolo “Ferro o gomma? Analisi costi/benefici al di là dei luoghi comuni”, lo studio intitolato “La via delle merci. Ferro, gomma e intermodalità, per un trasporto sostenibile, al di là dei luoghi comuni”, volto ad individuare la modalità di trasporto più conveniente per il trasporto delle merci attraverso i valichi dell’Italia Settentrionale.

Al convegno, organizzato dal Gruppo Sole 24 ore e SITAF S.p.A. (Società Italiana per il Traforo Autostradale del Frejus SpA), sono intervenuti l’On. Antonio Tajani, vicepresidente e responsabile dei Trasporti della Commissione Europea, Giuseppe Cerutti, presidente Sitaf, Pietro Ciucci, presidente ANAS, Ercole Incalza, capo struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Valter Lannutti, presidente Lannutti Logistic & Transport, Pietro Vicino, responsabile qualità e sicurezza di FS Logistica, Fabrizio Palenzona, presidente AISCAT e l’On. Mario Valducci, presidente IX Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni, Camera dei deputati.

La prima parte del volume, curata da Maria Cristina Treu, affronta le infrastrutture e i contesti regionali, giungendo alla conclusione che non esista una strategia territoriale idonea a priori.

Si sottolinea la necessità di un sistema di reti interconnesse e di trafori transitabili tutto l’anno in sicurezza per garantire un contatto con le regioni strategiche dell’Europa, e segnala l’utilità di un uso delle vie del mare che riduca il traffico a terra.

Il costo del trasporto delle merci: non solo costo del servizio, ma anche costi esterni e infrastrutturali

La seconda parte del volume (“Le convenienze controverse”), curata da STEP Ricerche Srl, affronta l’analisi del costo del trasporto delle merci attraverso i valichi alpini, basata su simulazioni numeriche dei costi del trasporto gomma/ferro lungo le 20 maggiori tratte in entrata ed in uscita dal Paese attraverso le Alpi.

L’indagine è mossa dalla ricerca del motivo per cui in Italia la quota media della modalità gomma sia pari all’88% contro il 77% della media europea, mentre le merci trasportate su ferro nella Penisola sono il 12% a fronte di una media europea pari al 18%.

Lo scopo del lavoro è quello di valutare quale sia il tipo di trasporto delle merci più conveniente per le regioni dell’Italia del Nord, includendo nella stima i costi diretti e quelli indiretti.

Si ricerca dunque il costo totale per la movimentazione delle merci, che si ottiene dalla somma del costo del servizio con i costi esterni (esternalità) ed i costi infrastrutturali (manutenzione delle infrastrutture esistenti, ampliamenti,nuove realizzazioni infrastrutturali).

L’inclusione dei costi esterni e infrastrutturali non cambierebbe radicalmente il comportamento degli operatori

I risultati dello studio quantificano il prezzo del servizio su gomma, costi esterni inclusi, in 1,24 euro a chilometro, mentre quello su ferrovia risulta variabile da 2,1 a 4,2 euro a chilometro.

Applicando i costi ad un esempio pratico (il trasporto di un barattolo di marmellata da Milano a Parigi, per 1.084 km) scopriamo che il costo è pari a 4,8 € cent su gomma e 5,5 su ferro, mentre su tratte brevi il divario aumenta sensibilmente (i.e. sulla tratta Piemonte – Provence Alpes Côte d’Azur).

Le conclusioni dello studio possono essere così riassunte:

  1. In un contesto caratterizzato da territori eterogenei e da un rapido progresso tecnologico, non esiste una sola modalità di trasporto ottimale;
  2. L’attuale prevalenza del traffico su gomma per il trasporto delle merci è coerente con le variabili economiche sottostanti la scelta modale degli operatori;
  3. L’inclusione dei costi esterni e infrastrutturali non cambierebbe radicalmente il comportamento degli operatori;
  4. Il ferro presenta un margine di miglioramento, ma la
    sua quota non supererà il 25% del mercato, anche includendo nei costi le esternalità, date le caratteristiche dei traffici transalpini

    (la convenienza modale si inverte solo intorno ai 1.000 km);

  5. La percentuale trovata è prudenziale per ragioni connesse ai costi aggiuntivi del primo e dell’ultimo miglio e all’attuale regime di mercato del settore ferroviario cargo;
  6. I rapporti ci convenienza economica sono in continua evoluzione a causa del progresso tecnico e della dotazione infrastrutturale;
  7. La variabilità territoriale italiana fa sì che ci siano casi di particolare virtù di una soluzione rispetto all’altra;
  8. Perseguendo politiche di selezione delle modalità economicamente convenienti si otterrebbe un risparmio del 3,5%, contro un costo aggiuntivo di 552 milioni di euro (+9,7%) se, estremizzando, tutto il traffico andasse su ferro (infrastrutture permettendo).

 Articolo a cura di Sara Cassetta.